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Siamanna, approvato il progetto definitivo della piscina comunale


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Storia

SIA-MANNA [Siamanna], villaggio della Sardegna nella divisione di Cagliari, provincia di Oristano, nel mandamento di Simagis, sotto il tribunale di Oristano, e nell’antica curatoria di Simagi, parte del regno di Arborea.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 55', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 22'.

Questo paese trovasi in un piano inclinato a ponente nella valle formata dal Griguini e dal piccolo altipiano che resta a levante di Oristano, in sulla sponda destra del rivolo che porta le acque delle fonti australi e occidentali della stessa montagna, là dove veramente passava l’antica via romana da Uselli a Forotrajano.

In cotesta situazione Sia-manna resta totalmente riparato da’ venti di levante, in parte dal ponente e suoi collaterali, e solo resta aperto alla tramontana, al maestro-tramontana, all’ostro e all’ostro-sirocco.

Sentesi per conseguenza gran calore nell’estate, perchè il vento di mare non vi può influire, ed una dolce temperatura nell’inverno, eccetto quando spirano gli aquiloni.

Le pioggie non sono molto più frequenti, che sieno negli altri paesi, e si può tenere che negli anni di mediocre piovimento, le giornate pioventi sommino circa a 30, negli anni di siccità a 12.

Nevica quasi ogni anno, ma in poca quantità, e il suolo di rado resta bianco più d’un giorno.

Sebbene a piè d'una notevole montagna, sulla quale si radunano spesso i nembi, è di rado che rompano i nembi, e che cada la gragnuola, e il fulmine porti spavento; come lo è parimente la nebbia, che ingombra però sovente i pascoli della pendice del monte, alla quale quei del paese hanno attribuito il singolar fenomeno dell’acciecamento di un armento di vacche che restò in mezzo a quei vapori.

L’umidità è molto sentita non solo per i vapori del rivo indicato, ma per quelle acque che scolano dalle prossime sorgenti dentro il paese e fanno fangose le vie.

L’aria per la sunnotata poca ventilazione non è molto sana, e si contamina di più dalle immondezze che restano raccolte ne’ cortili, da quelle che si gittano nel rigagnolo della fontana pubblica, che scorre dentro il paese, e dai miasmi de’ pantani che sono in altre parti.

I siamannesi hanno selciato alcuni tratti delle vie, dove il fango solea esser profondo e rendere malagevole il passaggio de’ giumenti e de’ carri, e han lasciato il resto senza cotesto assodamento, sebbene fosse facile per l’abbondanza delle pietre, di selciarle tutte.

Territorio. La sua superficie può computarsi di circa 10 miglia quadrate in figura più lunga del doppio, che larga.

Una gran parte di questa superficie è nella pendice occidentale del suddetto Griguini, l’altra nella valle e nel suindicato altipiano.

La roccia dominante è di origine ignea, ma in qualche parte apparisce la calcarea.

In tutto il Siamannese non si trovano più che sei sorgenti notevoli, di una delle quali, che è dentro la cerchia del paese, si servono gli abitanti. Essa è sempre perenne e nella stessa quantità. Il getto può aver il diametro di metri 0,5; quelle delle altre è minore, e le più danno un quinto della suddetta.

Il rivo che abbiamo indicato ha le prime fonti nella pendice australe della stessa montagna e raccoglie le acque del territorio di Mogorella. Questo fiume è nominato di Sia in questa regione, di Seni nella regione di Sanvero-Congius, perchè passava prossimo a un antico villaggio, ivi da gran tempo distrutto. Non avendo ponte vieta nelle sue piene il guado alle terre della sponda sinistra.

Manca il bosco in questa montagna per un violentissimo incendio accaduto ne’ tempi andati, che consumò l’antiche selve, che lo ricoprivano: e perchè poi non si lasciaron crescere le nuove piante da’ pastori, e da quelli che legnano e fan carbone; però non si è potuto ristaurare il bosco ghiandifero, e se sono frequenti le macchie sono rarissimi gli alberi che abbiano un certo sviluppo.

Sono in questa montagna in buon numero i cinghiali, i daini e i cervi, contro i quali in altro tempo si moveano caccie frequenti, che dopo il divieto delle armi si fecero rarissime sì che quei selvatici possono facilmente moltiplicarsi. Ora si fa coi cani caccia di lepri e conigli.

Le specie degli uccelli che si trovano ne’ luoghi incolti sono pochi, tra le quali è molto numerosa quella delle pernici, le quali soglion cacciare nell’autunno e nell’inverno di notte, con le reti, al lume delle fiaccole, e poi si vendono in Oristano.

Popolazione. Nel censimento del 1846 furono annoverate in Siamanna anime 562, distribuite in famiglie 161, e in case 156.

In rispetto dell’età erano poi distinte in uno ed altro sesso come è qui notato.

Sotto gli anni 5 maschi 32, femmine 38; sotto i 10 mas. 29, fem. 43; sotto i 20 mas. 31, fem. 47; sotto i 30 mas. 39, fem. 57; sotto i 40 mas. 32, fem. 49; sotto i 50 mas. 40, fem. 40; sotto i 60 mas. 29, fem. 17; sotto i 70 mas. 17, fem. 18; sotto gli 80 mas. 5, fem. 8; sotto i 100 mas. 1.

In rispetto poi dello stato domestico, i 245 maschi erano distinti in scapoli 119, ammogliati 114, vedovi 12, e le 317 femmine in zitelle 177, maritate 114, vedove 26.

La differenza in più delle femmine sopra i maschi, quale risulta di 62, è troppo grande, perchè si possa ammettere, ed io rigettandola riconosco di nuovo, che il censimento del 1846 è stato fatto con la stessa negligenza, che per lo passato, e che si sono ommessi molti di quelli, che restano nella campagna al pascolo, o al servigio agrario in altri paesi.

Pertanto ritenendo come prossimo al vero il numero delle femmine, che i ricensitori facilmente poterono numerare, accresco quello dei maschi di alcune decine, cioè sino ai 310 e porrò come totale probabilissimo dell’attuale popolazione di Siamanna anime

630. Accertatamente nel 1838 erano in Siamanna anime 584, come ho notato nelle mie carte. I numeri del movimento della popolazione sono, nascite 20, morti 16, matrimoni 5.

Anche qui, come generalmente in tutti i paesi rurali, la mortalità più frequente è nella prima età per causa della incuria delle madri, per le privazioni e i patimenti che devono patire nella bassa classe, e assai spesso per la malignità delle frutta acerbe e troppo difficilmente digeribili da stomachi deboli.

Le malattie più frequenti sono i dolori di punta, le febbri che si fanno perniciose e l’idropisia.

Per curare i malati ordinariamente non si ha, che un flebotomo, più spesso nessuno, e allora è men male.

I siamannesi sono di robusta tempera, laboriosi e tranquilli come i campidanesi.

Per difetto d’istruzione restano ancora in vigore tante vane credenze, e i più grossolani errori.

Essi p. e. credono che giurare il falso in favore di un reo sia opera di carità; credono che se nell’atto in cui si fulmina la scomunica, l’individuo su cui deve cadere tocchi il tronco o i rami di un albero, la scomunica, ossia la maledizione di Dio, cada sopra l’albero lasciando intatta l’anima di lui!!! che le donne gravide non posson giurare nè anche il vero in tribunale competente, nè esser presenti alla cerimonia di una scomunicazione per il pericolo che il feto resti macchiato (?), o che avvenga una sconciatura; che non convenga portar il fuso dove partorisca una donna, nè in casa dei malati dopo che abbian ricevuta l’estrema unzione; che è male prendere fuoco dalla casa di una recente puerpera: che in quella camera non possa entrare uomo che abbia gli speroni; che non deve entrare presso la partoriente, o un malato già sacramentato, persona che porta indosso qualche reliquia, imagine, o breve (scrittu); che in qualunque malattia valgan meglio delle medicine i brevi dei sacerdoti; che nè in martedì, nè in venerdì sia bene di cominciar nessun opera, e molto meno di contrar matrimonio; che sia necessario per la buona sorte e prosperità degli sposi versar sopra di essi e sopra i convitati del grano mischiato però con sale, ma che debba gittarsi da una giovine che abbia padre e madre.

Queste previdenze ed errori si lasciano sussistere e tutto lo zelo fu sempre contro il compianto che dalle attitatrici si suol fare cantando delle strofe in onore de’ defunti; e il tema più frequente delle prediche è stato sempre sopra le decime perchè si paghino, e si diano intere dal totale brutto del prodotto, e per far suffragio alle anime del purgatorio. In altro tempo i popoli non soleano fare riflessioni, adesso pensano e dicono apertamente che i preti insistono solo su ciò, che giova a’ loro interessi.

L’uso del cojetto è abbandonato quasi da tutti e appena conservasi da qualche persona provetta.

Nel duolo i siamannesi lasciano, come nelle altre parti, crescere la barba, ma radono i mustacchi.

Quando muore qualche vedova adornasi con le stesse vesti, che avea indossato nel giorno delle nozze.

I siamannesi in massima parte sono applicati all’agricoltura, quindi segue la classe de’ pastori, e dopo questa la classe de’ mestieranti, che è scarsissima, perchè alle diverse arti necessarie non sono applicate più di due o tre persone.

Molti che fanno l’agricoltura, e alcuni fra’ pastori, quando sono disoccupati lavorano a far del carbone,

o a tagliar legna, e portano il carbone e le legne ne’ luoghi che scarseggiano di combustibile e massime in Oristano.

Le donne lavorano sul lino e la lana, ma la maggior parte non fa più che sia necessario a’ bisogni della propria casa.

L’istruzione primaria è negletta, e sono sempre più pochi quelli che vi concorrono, dei quali quelli solamente sono assidui che i loro parenti destinano allo studio, sempre con l’intenzione di aver un prete, che avvantaggi la famiglia con le rendite ecclesiastiche.

Agricoltura. Il terreno di Siamanna nelle due regioni, in cui si suole alternare la seminagione, è idoneo ad ogni specie di granaglie, frumento, orzo, fave, ceci ed altri legumi.

Si suol seminare di grano starelli 800, d’orzo 200, di fave altrettanto, di ceci 100.

La fruttificazione negli anni mediocri suol essere del 14 per il grano, del 20 per l’orzo e le fave, dell’8 per i ceci.

La qualità del frumento è pregiata di assai sopra le altre granaglie del campidano, essendo nel grano siamannese maggiore il peso e la durezza.

La raccolta ordinaria del lino è di circa cento quintali, e adoprasi quasi tutta nel paese.

L’orticoltura è esercitata da quelli che hanno qualche tratto di terreno atto alla medesima, ma solo per provvedere alla propria famiglia. Le specie coltivate più comunemente sono, lattughe, pomidoro, cipolle, piselli e melloni.

Le vigne occupano pochissimo terreno, onde la vendemmia è molto scarsa; e siccome le uve sono delle qualità più comuni così non si ha che vino comune, il quale è insufficiente alla consumazione del paese. Questo prova quanto i siamannesi sieno poco intelligenti del loro interesse, perchè mentre hanno siti molto idonei a questa coltura e potrebbero in essi prosperare le migliori varietà delle uve rosse e bianche, lasciano inerti quelle terre e si privano de’ vini buoni, che importa molto di avere ne’ luoghi, dove l’aria è umida e poco salubre.

Essendo poche le vigne sono pure pochissimi gli alberi fruttiferi, che si sogliono coltivare nelle medesime. Forse tra fichi, mandorli, susini, albicocchi e peri non si hanno più di 400 ceppi! Del che deve stupire chi sappia che nella valle indicata è una situazione ottima per la cultura di queste e di altre specie più delicate. Se in cotesto territorio abitassero uomini più industriosi, la detta valle si cangierebbe presto in un amenissimo giardino e le falde della montagna sarebbero coperte di oliveti.

Fuor delle vigne si possono notare due poderi piantati a oliveti, i quali insieme possono contenere 1500 alberi in una superficie complessiva di 15 giornate.

Dentro questo territorio si possono numerare circa cento chiusi (cungiaus), ma generalmente di così breve area, che forse complessivamente non comprenderanno più di 1200 giornate.

In questi si alterna la seminagione e la pastura del bestiame di servigio.

Nella parte bassa della valle in luogo, dove il terreno è assai umido, a piè dell’abitato, si ha un boschetto (essi dicono vega) di pioppi, che si lasciano andare su diritti, con pochi rami, che d’anno in anno si van recidendo per potersi servire de’ fusti per travi de’ tetti.

L’area di cotesta vega non è maggiore di cinque giornate, ed è cinta di una siepe.

Nella stessa regione trovansi degli olmi.

Pastorizia. I pascoli sono abbondanti massime per le capre e le vacche nella montagna e sopra il sunnotato altipiano, per le pecore nella valle e nel maggese.

Bestiame manso. In questo si numerano buoi per l’agricoltura e per il carreggio 240, cavalli 40, giumenti 160, majali 80.

Bestiame rude. Tra gli armenti e le greggie del bestiame grosso e minuto si possono avere da’ siamannesi non più di capi 4750, distinti in vacche 250, capre 1500, pecore 2500, porci 500.

Sono pochi che mungano le vacche e lo fanno di rado, sì che il prodotto di questa specie è quasi tutto nei feti. Il poco latte che si tira si consuma da’ pastori.

La qualità de’ formaggi caprini e pecorini è pregiata, e vendesi in Oristano, dove pure si portano i feti maschi di dette specie a provvedere quel macello. Talvolta se ne vende alle beccherie di altri villaggi.

L’apicultura è trascurata e non si hanno in totale più di 150 alveari.

Commercio. Dalla vendita de’ frutti agrari e pastorali, del carbone e della legna può annualmente entrare in Siamanna la somma di lire 60 mila.